Fabrizio Stanzione, 43 anni: "Spero di essere una testimonianza e un aiuto... "

Sostitutuzione in minitoracotomia di valvola aortica in bicuspidia congenita


Valvola bicuspide con stenosi aortica o qualcosa di simile........ La Tegola. La tegola che ti cade in testa è una frase che rende molto bene l'idea di quando ti accade qualcosa di inaspettato, e se vogliamo anche grave che viene visto come un dictat. Allora cosa fai? Alzi la testa e ti giri intorno per vedere da dove può essere arrivata la tegola che ti è caduta addosso.


Tutto si rallenta, o meglio, tu rallenti ma tutto intorno la velocità è sempre quella, quella che avevi anche tu. Osservi ipnotizzato le labbra di chi ti parla, e ti sta dicendo cosa hai e cosa dovresti fare per risolvere il problema. Ti devi operare e ti devi sottoporre ad un intervento chirurgico, un intervento cardiaco extra circolatorio, o meglio ti fermano il cuore per sostituire una valvola. Ma di chi stanno parlando? Chi parla lo sa, lo vede che sei in preda alla disperazione perché tu nel frattempo piangi, il nodo in gola non ti fa parlare e la mente è talmente offuscata che tu non riesci a domandare nulla. Tu! Si proprio tu nessun altro. E ti domandi: 'ma di chi stiamo parlando? " io non posso come faccio? Devo lavorare ho una famiglia ho delle responsabilità. Sacrifici di una vita che senti vanificare. Ma stai male e ti devi rasserenare, ti devi affidare, senti il bisogno di gridare e sfogarti ma non puoi . Cerchi di controllare tutto ma in modo presuntuoso, finché non lo capisci e ti concentri solo sul problema. Allora cosa fare? Ascoltare e fare tesoro dei consigli. Lavorare sul profilo psicologico ovvero fissare degli obiettivi precisi, pensare che prima e dopo l'operazione non ti devi avvilire e ripartire subito insieme al tuo cuore e insieme riprendere da dove si è lasciato. Da dove abbiamo interrotto? Da casa, dalla famiglia, da mia moglie e da mia figlia. Qui entrano in gioco delle persone che sono semplicemente umane e dolci perché la dolcezza è la cura immediata che tutti desiderano. Il 13 settembre cade la tegola sulla mia testa e per una serie di coincidenze conosco un medico che mi consiglia di approfondire la cosa ed ecco la sentenza, mi devo operare. Non fermandomi al primo parere, come al solito per merito di mia moglie, contattiamo la nostra dottoressa di fiducia la quale ci mette in contatto con una persona che ha il mio stesso problema. Questa persona insiste affinché mi rivolgessi ad un preciso ospedale di Milano dove lavora un noto cardiochirurgo dal cognome strano. Il dottor Glauber. Che poi tanto strano non è perché in tedesco significa credente, almeno così mi dicono. Contattato frettolosamente via mail per una visita, mi risponde subito ma con garbo e pazienza, comunicandomi che mi avrebbe visitato volentieri a Milano. Perfetto, prenoto e vado a Milano, penso io. E invece no perché esattamente il giorno del mio compleanno mi chiama e mi chiede se ho cinque minuti per parlare. Mi comunica che avendo notato la mia residenza di Catania, potrebbe vedermi proprio dove vivo senza spostarmi perché sarà a Catania per motivi personali. Rimango incredulo, meravigliato e più sereno perché la sua voce è rasserenante e le sue parole per me sono state piene di speranza e positività. Mi ha detto: "faremo un piccolo pit-stop, il giorno successivo sarai in piedi e la tua convalescenza saranno le scarpe da ginnastica! Riprenderai da dove hai lasciato e tornerai a fare tutto quello che facevi. quello che dobbiamo dirci ce lo possiamo dire anche a Catania". Già pensavo alla grande umanità di questo dottore, confermata appena l’ho visto. Un vero dottore, umano, vicino al paziente, rassicurante e sorridente, il suo tono pacato ha tolto in me ogni dubbio. Da qui è cominciato il mio incontro con tante persone che mi hanno dimostrato affetto, sia medici che mi hanno sempre dato attenzioni, che conoscenze lavorative e non per ultimo il mio gruppo della palestra al quale mi sono legato per tanti motivi, ricevendo da molti di loro importanti pensieri d'affetto. Durante l'attesa di questo intervento ho avuto modo di confidarmi anche davanti ad un caffè con persone che si sono rivelate speciali, cominciando a credere che ognuno di noi in generale non ha difetti, ma ha solo delle particolarità o se vogliamo delle diversità che se non collimano con le nostre allora pensiamo che sono dei difetti. Lavorativamente ho dovuto rimodulare la mia quotidianità, accettando un lavoro d'ufficio che per fortuna si è rivelato divertente, simpatico e dinamico. Questo insieme di ingredienti è stato possibile perché anche qui ho conosciuto e incontrato delle persone piacevoli, semplici con le quali ho condiviso tantissimo, addirittura con alcuni di loro iniziando questa nuova esperienza, ricevendo tutto quello di cui avevo bisogno, cioè umanità e stima. Di certo non mi abbatto e non mi commisero. Ora sono in volo poi atterro e vado verso la meta, ma non sono solo, sono sorretto e spinto da mia moglie e da tutta la mia famiglia. Arrivo in ospedale e pazientemente aspetto il mio turno, poi appena vengo chiamato nemmeno sento che chiamano il mio nome. Chissà che pensavo. Salgo al quarto piano, stanza 418 e lì conosco il mio compagno d'avventura. Un signore di Como anche lui spaventato che mi dice : "vabbè dai facciamo anche questa". Ma ancora una volta mi immedesimo in chi ha un problema e faccio il poliziotto anche da malato, stavolta col pigiama non con la divisa. Quel poliziotto che si siede accanto a chi ha bisogno e cerca di aiutare anche solo facendo dei sorrisi e rassicurano che tutto andrà bene. Appena riapro gli occhi e finisco il pit-stop si riparte sicuro di aver imparato tanto. Spero di essere una testimonianza, un aiuto o semplicemente una persona umana, e attraverso le parole del dottor Glauber voglio esprimere positivamente il suo messaggio di umanità.

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Dr. Mattia Glauber

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